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Comunità Montana
Parco Alto Garda Bresciano

Via Oliva, 32 25084 Gargnano, Brescia
tel 0365 71449 - info@parcoaltogarda.net
protocollo@pec.cm-parcoaltogarda.bs.it
Lago di Garda

Educazione ambientale . Museo della Carta

La valle delle cartiere
Oggi solo ruderi e sterpi accompagnano il visitatore e silenzio e abbandono regnano là dove per secoli fiorirono e si svilupparono fucine, ferriere, mulini, torchi da olio e, soprattutto, numerose, le cartiere, da cui la valle prese nome. Solcata dal torrente Toscolano, che nasce dalle pendici del monte Caplone, la valle acquistò la sua attuale conformazione circa 100.000 anni fa. È lecito supporre che in quei tempi antichi la spaccatura delle Garde non fosse ancora disegnata e che, pertanto, un'alta e potente barriera naturale di scaglia rossa sbarrasse il passo al torrente, le cui acque ristagnavano sopra l'attuale Valle delle cartiere, formando un lungo e sinuoso lago che, secondo Frate Andrea da Toscolano, "anticamente... sboccava verso un eremitorio detto di San Martino, dove se ne vede un vestigio". La leggenda vuole che la spaccatura, che permise il deflusso delle acque e lo svuotamento del lago sia avvenuta improvvisamente, nel 243 o nel 568 dopo Cristo, o, secondo Frate Andrea "avanti l'incarnazione del figlio di Dio", vero e proprio cataclisma che distrusse e sommerse Benaco, la città, sorta sul delta del fiume, che aveva dato il nome al lago.

Il fascino del paesaggio della Valle delle Cartiere di
Toscolano deriva in gran parte dalla ricchezza e dalla varietà della sua vegetazione, frammista ai ruderi e ormai dominante gli spazi che furono dell'industria. Il mediterraneo allora segna del suo verde intenso gli edifici cadenti della
cartiera di garde e si confronta con le fronde del capelvenere che coprono la rupe all'imbocco della Valle.
Gli ulivi sembrano animare il gioco di bocce ormai dimenticato a Botticella, presso Maina Inferiore, mentre il loro verde argenteo incornicia i resti della cartiera di vago e ravviva i ripiani ricavati con pazienza sul pendio di Lume, in fondo alla Valle. I cipressi costituiscono un'altra presenza costante: la loro linea verticale sembra innalzarsi in armonia con quella della grigia ciminiera di Maina Inferiore.

Il leccio, la pianta delle rupi che guardano lo specchio del lago, si insinua nella Valle, raggiungendo in alcuni punti, sopra Caneto e Vago, dimensioni monumentali. L'Opuntha tuna, una sorta di fico d'India, a Maina Inferiore, e la grande chioma di un Osmanthus, presso la villa Maffizzoli, al centro della Valle, ricordano i tempi in cui, anche in questa plaga industriale, il verde era oggetto di attenzione e di cura. Nel paesaggio della Valle, segnato dalle rovine, il rinnovarsi della vegetazione appare come segno della possibilità di saldare l'operosità del passato ad una nuova vitalità nel futuro.