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Parco Alto Garda, 19 January 2018

Le rocce del periodo giurassico superiore

La formazione rocciosa chiamata selcifero lombardo è costituita da selci dure, stratificate, color rosso o verde. Sta spesso a contatto con la soprastante maiolica, roccia calcarea, bianca, stratificata, pure contenenti selci. È facile vedere le due formazioni lungo la strada gardesana a Nansèl, tra Limone e Tremosine, dove esse si mescolano a costituire le cosiddette brecce di Pregasio. Le due rocce si formano nelle Tetide circa 145 milioni di anni fa, in un ambiente piuttosto profondo. Contengono fossili microscopici, come i radiolari, ma anche le più grandi ammoniti e belemniti (sorta di calamari forniti di conchiglia a spirale le prime e di rostro le seconde).

Le rocce del periodo cretaceo

I geologi chiamano scaglia lombarda una roccia piuttosto tenera, rossastra o grigia, ampiamente presente nel territorio del Parco. La scaglia si formò circa 110 milioni di anni fa, nel periodo geologico detto cretaceo (era mesozoica o secondaria). L’ambiente di formazione fu la Tetide, ad una profondità di un migliaio di metri, dove arriva il terriccio continentale. Durante l’orogenesi alpina, quando la sottostante dolomia fu spinta in alto, questa trovò nella scaglia un buon letto di scivolamento: spesso la prima, oggi, sovrasta la seconda. La scaglia lombarda contiene numerosi fossili, piuttosto piccoli (foraminiferi).

Le rocce dell'era cenozoica

La roccia che forma il colle di S. Bartolomeo a nord di Salò testimonia un avvenimento cruciale nella formazione della profonda valle del Garda: il disseccamento del Mediterraneo accaduto circa 6 milioni di anni fa in un periodo geologico chiamato pliocene (era cenozoica o terziaria). la formazione rocciosa di S. Bartolomeo comprende sia conglomerati che argille e sabbie. I primi sono formati da ciotoli portati a valle dai torrenti che scendevano lungo i versanti della valle e confluivano nel fiume che vi scorreva; le seconde furono depositate dal mare al momento della riapertura dello stretto di Gibilterra e della risalita del livello marino. Tutto venne cementato e innalzato alla quota attuale da fenomeni sismici locali e dalle spinte orogenetiche generali.

Le acque e i venti del lago

Circa 6 milioni di anni fa, quando i lenti spostamenti dell’Europa e dell’Africa chiusero lo stretto di Gibilterra, il mar Mediterraneo si prosciugò. Nella valle del Garda scorreva un fiume che, per raggiungere il mare, posto dopo il prosciugamento ad un livello molto più basso di prima, scavò un solco stretto e profondo. Da 700mila anni fa ad oggi, il clima del globo, per ragioni probabilmente legate a modificazioni dei movimenti del pianeta, subì molte oscillazioni. Durante i periodi freddi, i ghiacciai invasero più volte la valle del Garda, erosero e levigarono le rocce e, sciogliendosi, depositarono il materiale trasportato, formando le morene. Al termine dell’ultima fase fredda (circa 12 mila anni fa), una morena laterale sbarrò il corso del fiume Chiese che, prima defluente nella valle del Garda, deviò verso ovest. I più imponenti archi morenici frontali, a sud, chiusero la valle: nacque così il lago di Garda.


La massa d’acqua del lago è pari a 50 km3 e richiede 27 anni per il suo ricambio. Il lago si mantiene quindi piuttosto caldo e lo sarebbe ancora di più se non ricevesse dagli immissari montani acque fredde. L’acqua è più fredda dell’aria in estate e più calda d’inverno; essa modera sia la calura estiva che i rigori invernali, rendendo il clima gardesano piuttosto mite, quasi mediterraneo. La temperatura dell’aria del Parco non si presenta ovviamente uniforme, in quanto l’altitudine va dai quasi 100 metri del lago ai circa 2000 delle cime più alte. Dalle alte quote soffiano verso il lago brezze montane che raggiungono anche forti intensità e raffiche pericolose per le barche, ma gradite agli amanti del windsurf. Sul lago spirano prevalentemente due venti: il Pelèr va da nord verso sud, al mattino, quando la tiepida aria del lago si alza e richiama aria dalla valle del Sarca. L’Ora spira da sud al pomeriggio, fino alla sera; è una brezza di lago che porta l’aria più fresca verso la montagna, riscaldata dall’insolazione diurna.

Le montagne gardesane

L’orogenesi, cioè l’innalzamento delle montagne, benché lenta, non avvenne senza sconvolgimenti. La compressione tra Africa ed Eurasia provocò anzitutto il grande sovrascorrimento della dolomia principale. Questa roccia è la più antica della nostra regione. Essa, essendosi depositata nella Tetide 203 milioni di anni fa, prima delle altre, dovrebbe trovarsi in basso; al contrario forma le montagne più alte, come il Caplone e il Tombea, nell’Alto Garda bresciano. Avvenne che alcuni strati profondi scivolarono su altri più recenti. Si generarono anche nelle rocce sistemi complessi di pieghe (facilmente osservabili risalendo le strade dell’entroterra gardesano) e di faglie, cioè profonde fratture del terreno, come la linea Garda- Ballino che attraversa tutta la conca lacustre da Desenzano a Riva.

Parecchie fratture sono attive anche oggi: questo spiega la frequenza dei terremoti nella zona del Garda. L’orogenesi alpina non è terminata e la sponda occidentale si sta alzando.

Versanti instabili e frequente franosità caratterizzano il suolo del Parco. Anzitutto per la conformazione fisica: i ripidi versanti, le pareti rocciose verticali dalle quali si staccano facilmente massi e ciottoli, una fitta rete di torrenti impetuosi che hanno in molti casi scavato forre profonde.

In secondo luogo per la struttura geologica: la pesante massa della dolomia principale incombe e preme su rocce più tenere e argillose come la maiolica e soprattutto la scivolosa scaglia.; i depositi morenici superficiali, inoltre, spesso sono costituiti da sabbie non cementate. In terzo luogo per ragioni antropiche: l’abbandono delle attività agricole in montagna. Un aspetto confortante per la protezione del suolo del Parco è dato però dall’aumento della superficie boscata negli ultimi cinquant’anni; opportunamente mantenuto, il bosco diminuisce il dilavamento e quindi il rischio di frane.