Le montagne gardesane

  • Stampa

L’orogenesi, cioè l’innalzamento delle montagne, benché lenta, non avvenne senza sconvolgimenti. La compressione tra Africa ed Eurasia provocò anzitutto il grande sovrascorrimento della dolomia principale. Questa roccia è la più antica della nostra regione. Essa, essendosi depositata nella Tetide 203 milioni di anni fa, prima delle altre, dovrebbe trovarsi in basso; al contrario forma le montagne più alte, come il Caplone e il Tombea, nell’Alto Garda bresciano. Avvenne che alcuni strati profondi scivolarono su altri più recenti. Si generarono anche nelle rocce sistemi complessi di pieghe (facilmente osservabili risalendo le strade dell’entroterra gardesano) e di faglie, cioè profonde fratture del terreno, come la linea Garda- Ballino che attraversa tutta la conca lacustre da Desenzano a Riva.

Parecchie fratture sono attive anche oggi: questo spiega la frequenza dei terremoti nella zona del Garda. L’orogenesi alpina non è terminata e la sponda occidentale si sta alzando.

Versanti instabili e frequente franosità caratterizzano il suolo del Parco. Anzitutto per la conformazione fisica: i ripidi versanti, le pareti rocciose verticali dalle quali si staccano facilmente massi e ciottoli, una fitta rete di torrenti impetuosi che hanno in molti casi scavato forre profonde.

In secondo luogo per la struttura geologica: la pesante massa della dolomia principale incombe e preme su rocce più tenere e argillose come la maiolica e soprattutto la scivolosa scaglia.; i depositi morenici superficiali, inoltre, spesso sono costituiti da sabbie non cementate. In terzo luogo per ragioni antropiche: l’abbandono delle attività agricole in montagna. Un aspetto confortante per la protezione del suolo del Parco è dato però dall’aumento della superficie boscata negli ultimi cinquant’anni; opportunamente mantenuto, il bosco diminuisce il dilavamento e quindi il rischio di frane.